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Dall’obiezione di coscienza alla coscienza dell’obiezione

“Nelle strade che nessuno ha pestato, arrischia i tuoi passi. Nei pensieri che nessuno ha pensato, arrischia la tua testa”: queste parole di Lanza del Vasto sono state il filo conduttore dell’intervento a Trento di Enzo Sanfilippo e Maria Albanese, coniugi e co-responsabili della Comunità dell’Arca italiana, che hanno presentato il volume intitolato "La coscienza dice NO alla guerra".


La citazione rimanda alla ricerca di modalità nuove per risolvere i conflitti che la nonviolenza gandhiana promuove e di cui Lanza del Vasto, fondatore dell’Arca, è stato il propugnatore in Occidente. Non per nulla il Mahatma, presso cui aveva vissuto, gli diede il nome di Shantidas, che significa “servitore di pace” e gli aveva dato l’incarico di diffondere la dottrina della nonviolenza (nata nella lontana India) anche in Occidente.
Quella di Lanza del Vasto (e della Comunità da lui fondata) è una visione fortemente spirituale della nonviolenza, che spinge alla ricerca e all’impegno. “La nonviolenza è l’azione che rende pubblica la nostra vita interiore”: sono parole più volte ripetute nel corso dell’incontro che si è svolto al Vigilianum lo scorso venerdì.
Si basa su questi presupposti la decisione di pubblicare il volume, opera collettanea che ha messo insieme autori provenienti da realtà diverse ma unite dall’impegno per la pace. L’urgenza è quella di dare un contributo per contrastare la deriva bellicista che caratterizza questo nostro tempo e riportare lo spirito degli uomini e delle donne di oggi alla costruzione della pace.
Ecco, dunque, nelle pagine del libro l’esperienza di Lanza del Vasto in Francia all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, che racconta il sostegno agli obiettori di coscienza che si opponevano alla guerra in Algeria. Poi ci sono le analisi, le ricostruzioni, le esperienze in atto, presentate da autori ed autrici diversi/e, con competenze ed esperienze che si completano vicendevolmente. Si ricostruisce il percorso politico e giuridico dell’obiezione di coscienza al servizio militare e si analizza quanto accaduto negli ultimi anni. In particolare, si presentano le azioni di Operazione Colomba della Comunità Papa Giovanni XXIII e del Tavolo interventi civili di pace. Interessante la denuncia del tentativo di militarizzazione delle scuole e delle università operata dall’esercito. Alcune esperienze femminili di costruzione della pace sono raccontate da Maria Albanese e Nella Restivo (della Comunità dell’Arca), Mariella Pasinati (Presidio donne per la pace di Palermo), Maria D’Asaro (Movimento nonviolento).
Gli interventi dei due ospiti hanno messo a fuoco il tema dell’obiezione di coscienza al servizio militare (e alla guerra che esso sottende), che è una delle tecniche di lotta previste dalla nonviolenza. Se ne parla ormai poco dopo la sospensione della leva obbligatoria decisa nel 2004. Oggi in Italia c’è un regime di opzioni: posso fare il servizio militare volontariamente, posso fare il servizio civile se lo desidero oppure non faccio nulla, non avendo obblighi.
È importante ricorda che la leva obbligatoria potrebbe essere riattivata con un semplice decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
La Comunità dell’Arca sollecita a rinnovare il NO alla guerra, per esempio chiedendo al sindaco di apporre vicino al proprio nome nelle liste di leva (che ogni comune continua a compilare) la notazione “obiettore di coscienza alla guerra”. Oppure aderendo alle numerose campagne promosse dai movimenti per la pace.
C’è però anche un Sì da pronunciare ed è quello di impegnarsi alla costruzione di una difesa alternativa, civile, popolare, nonviolenta. Allo Stato si chiede di cominciare a costruirla, preparando la gente ed addestrando le persone.
Quando la guerra scoppia è troppo tardi per fare qualcosa. Bisogna prevenirla, lavorando sulle coscienze e sui cuori ed anche organizzando sistemi di difesa che non facciamo uso della violenza.
G.G.

 

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